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		<title>Nasce la collana dei Quaderni dell’Archivio</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Apr 2010 15:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sotto il titolo provvisorio di &#60;&#60;Prime ricerche su Orazio Zecca da Montefortino (oggi Artena): dalla bottega del Cavalier d’Arpino a quella di Francesco Nappi, alla “scuola caraccia”&#62;&#62; è in corso di stampa presso l’editore Gangemi di Roma il primo volume della collana dei QUAIS, ossia dei Quaderni dell’Archivio Storico “Innocenzo III” di Segni.
La collana si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sotto il titolo provvisorio di &lt;&lt;<em>Prime ricerche su Orazio Zecca da Montefortino (oggi Artena): dalla bottega del Cavalier d’Arpino a quella di Francesco Nappi, alla “scuola caraccia”&gt;&gt;</em> è in corso di stampa presso l’editore Gangemi di Roma il primo volume della collana dei QUAIS, ossia dei Quaderni dell’Archivio Storico “Innocenzo III” di Segni.</p>
<p>La collana si propone di offrire uno sbocco di livello scientifico alle ricerche storiche più valide dedicate all’ex diocesi, comprendente i territori oltrechè dell’antica città lepina anche di Valmontone, Montefortino (l’attuale Artena), Gavignano, Montelanico e Colleferro.</p>
<p>Dopo il 1999 nel nostro territorio si è verificata una svolta negli studi storici: svolta di approccio e di metodo della ricerca che ha portato, tra l’altro, ad una più seria analisi delle fonti, con la riscoperta anche degli archivi notarili fino ad allora del tutto dimenticati. A nostro parere è quindi giunto il momento di procedere più speditamente per questa strada, incentivando nuovi lavori su un territorio particolarmente povero in tal senso, al punto che la ricerca scientifica si trova come di fronte ad un oceano ancora quasi tutto da esplorare.</p>
<p>La monografia che inaugura la collana è a cura di Luca Calenne, storico  dell’arte e collaboratore dell’Archivio fin dal suo sorgere nel 1998. Essa vuole ripercorrere la vicenda umana e professionale di Orazio Zecca, pittore nativo di Montefortino (oggi Artena), che si svolse a cavaliere tra il XVI ed il XVII secolo, ma ha anche l’ambizione di fornire numerose notizie inedite su molti altri artisti attivi nello stesso periodo a Roma e nel Lazio meridionale, a partire da alcuni che hanno operato nell’antica diocesi segnina e nei centri limitrofi (Velletri compresa), ai quali è dedicato il primo capitolo, che può considerarsi una sorta di ricognizione preliminare delle opere del primo Seicento nelle chiese e nei palazzi del nostro territorio. Alla biografia ed alla formazione artistica di Orazio Zecca, nonché alle sue opere ancora presenti nel suo paese natale, sono dedicati due capitoli, da cui emerge chiaramente l’importanza che ebbe l’arte di Giuseppe Cesari, meglio conosciuto come il Cavalier d’Arpino, nella cui bottega il pittore montefortinese si formò verosimilmente intorno alla metà dell’ultimo decennio del Cinquecento, e forse ebbe modo persino di incrociare il Caravaggio.</p>
<p>Il quarto ed il quinto capitolo sono invece dedicati al non facile rapporto di collaborazione con il pittore milanese Francesco Nappi, una figura ancora piuttosto misteriosa su cui solo da poco gli studiosi stanno facendo luce. La ricerca su Orazio Zecca è stata pure quindi l’occasione di passare in rassegna la produzione del milanese, rintracciando i suoi modelli ed alcune opere inedite, nonché correggere alcune attribuzioni sbagliate. In particolare l’autore ha dato grande spazio all’attività del Nappi all’interno del chiostro del convento domenicano di Santa Maria sopra Minerva, di cui è in corso il restauro, chiarendone la cronologia.</p>
<p>I successivi capitoli si occupano delle opere lasciate dal montefortinese nel Palazzo ducale di Zagarolo, nella Basilica di Santa Maria Maggiore e nel Palazzetto Mattei della Villa Celimontana a Roma, nelle quali si ravvisa un avvicinamento da parte sua all’arte di Annibale Carracci e dei suoi seguaci, in particolare al Domenichino, inoltre vengono forniti nuovi dati sul Cavalier d’Arpino ed alcuni suoi collaboratori, che furono in rapporto anche con il montefortinese. Nel decimo capitolo si trovano infine alcune proposte attributive.</p>
<p>Pur non essendo dotato di grande capacità creativa (i suoi dipinti derivano quasi sempre da incisioni o opere di più celebri maestri) il pittore di Montefortino fu sicuramente il maggiore artista locale del primo Seicento, nonché uno dei pochissimi ad imporsi anche sul mercato romano; la sua riscoperta dimostra in modo esemplare quali potenziali novità offrano ancora le opere e i documenti del nostro territorio, il cui studio scientifico può dirsi appena iniziato.</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 228px; width: 1px; height: 1px;"><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">O.  Zecca, <em>Il rapimento di Proserpina, </em>affresco<em> </em>nella  villa Mattei al Celio, (nota oggi come villa Celimontana)</span></div>
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		<title>Missione Archeologica del castello di Piombinara</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 19:06:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lorenzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ Presentazione del volume primo
IL CASTELLO E LA TENUTA
una ricerca storica e archeologica
a cura di:
Alfredo Serangeli, Tiziano Cinti, Mauro Lo Castro, Angelo Luttazzi


Dopo una prima campagna di scavi durata cinque anni, e dopo le prime dieci campagne d&#8217;intervento, la Missione Archeologica offre alla considerazione di tutti un primo volume di dati, reinterpretati o inediti per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong><strong>Presentazione del volume primo</strong></p>
<p><strong>IL CASTELLO E LA TENUTA</strong></p>
<p>una ricerca storica e archeologica</p>
<p>a cura di:</p>
<p><em>Alfredo Serangeli, Tiziano Cinti, Mauro Lo Castro, Angelo Luttazzi</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
<p>Dopo una prima campagna di scavi durata cinque anni, e dopo le prime dieci campagne d&#8217;intervento, la Missione Archeologica offre alla considerazione di tutti un primo volume di dati, reinterpretati o inediti per il contesto del Castello di Piombinara.</p>
<p>Il volume è naturalmente orientato a colmare, attraverso la ricerca storica e archeologica, le numerose lacune che il passare del tempo e l’imperizia dell’uomo hanno prodotto nell’ambito della storia del territorio.</p>
<p>Riteniamo di fondamentale importanza le circostanze con cui l&#8217;informazione percorre, in ogni modalità, le strade che conducono ai diversi lettori; poiché non v&#8217;è dubbio alcuno che ogni studio, di qualsivoglia composizione, trovi il suo sbocco naturale nel comunicare le scoperte al pubblico. Il sapere infatti non è fine a stesso, ma necessità dei lettori per concretizzare un fine ultimo: accrescere se stesso attraverso gli altri.</p>
<p>Il volume copre un arco di tempo che va dall’età antica, in cerca delle tracce d’insediamenti preesistenti, per poi coprire l’origine della tenuta in età medievale, fino al XVIII-XIX sec.</p>
<p>Gli argomenti vengono trattati, nelle varie parti e dai diversi autori, attraverso l’ausilio di varie fonti, tra cui quelle dell’Archivio Innocenzo III di Segni, corredate da riproduzioni fotografiche e scannerizzazioni di documenti in alta risoluzione. Ritengo altresì importanti gli approfondimenti relativi al regime fondiario, nonché l’excursus che prende il via dalle tracce degli statuti medievali, esamina la storia varie famiglie detentrici del dominio territoriale e i rapporti di potere, finanche giungere alle clausole contrattuali: economico-amministrative, agrarie, vincolistiche, manutentive e garantiste del XVIII-XIX sec.</p>
<p>Nella seconda parte del volume vengono trattati argomenti importanti, dal punto di vista storico-archeologico, quali la viabilità antica, medievale e moderna; l’insediamento in età altomedievale e medievale, come anche la disamina delle precedenti sessioni di scavo.</p>
<p>Gli accadimenti inerenti la tenuta di Piombinara vanno ad intrecciarsi uno con l’altro in una sequela di storie che convergono a volte verso la storia sociale, altre verso quella economica, altre ancora stimolano l’attenzione verso gli avvenimenti politici, mentre l’archeologia attraverso la sua arte, apporta materiale prezioso all’analisi, capace di chiarire questioni altrimenti irrisolte.</p>
<p>Un connubio dunque, quello tra le due scienze, che si evidenzia anche tra i curatori del volume.</p>
<p>Gli studi compiuti da <em>Alfredo Serangeli, Tiziano Cinti, Mauro Lo Castro e Angelo Luttazzi</em>, sono esposti in tre parti distinte. La prima parte a cura di Alfredo Serangeli è stata denominata &#8220;Una tenuta della Campagna Romana. Il mondo di Piombinara nel panorama dello Stato pontificio&#8221;.</p>
<p><em>Alfredo Serangeli</em>, Direttore dell&#8217;Archivio Diocesano di Segni, è  impegnato da diversi anni in studi e approfondimenti sul territorio, da sempre vicino all&#8217;evoluzione del lavoro della Missione, ha consentito di mettere mano alla gran quantità di materiale d&#8217;archivio già noto e di individuare molti altri documenti utili alla causa, fornendo al lettore un appassionante <em>excursus</em> tra personaggi, famiglie, eventi e luoghi che, in diversi momenti, hanno visto Piombinara epicentro non solo della storia locale, ma della grande storia nota alla conoscenza popolare.</p>
<p>La seconda parte è curata da <em>Angelo Luttazzi</em>, Direttore del Museo Civico Archeologico del Territorio Toleriense di Colleferro e Direttore Scientifico della Missione Archeologica, ha messo la sua profonda conoscenza dell&#8217;area colleferrina, affinata in decenni di lavoro incessante sul territorio, al servizio della ricostruzione delle fasi più remote dell&#8217;attività di ricerca archeologica sul sito, iniziata con ricognizioni di superficie già sul finire degli anni &#8216;60, tratteggiando i riferimenti salienti dell&#8217;evoluzione storica del territorio limitrofo alla zona di Piombinara durante tutta l&#8217;età antica, altomedievale e medievale, fino a giungere al 1431, fatidico anno della distruzione violenta del Castello.</p>
<p>Chiude questo primo tomo il contributo di <em>Tiziano Cinti e Mauro Lo Castro</em>, incaricati della Direzione Tecnica e Organizzativa degli scavi, i quali conducono il lettore nell&#8217;organizzazione della vita e dell&#8217;opera della Missione, di cui è illustrata l&#8217;organizzazione generale, il modo di operare, gli obiettivi e le finalità, le collaborazioni di cui si avvale.</p>
<p>Al volume è allegato un DVD dall&#8217;agile consultazione, utile a ripercorrere alcuni momenti di questi primi cinque anni di attività attraverso foto, filmati, contributi di chi ha partecipato, in vario modo ai lavori. L&#8217;opera va da un lato a colmare un vuoto di conoscenze della realtà locale circa il monumento e l&#8217;area afferente, ma determina anche l&#8217;occasione per Colleferro di presentarsi come centro in grado di sviluppare un progetto nel campo della cultura, della valorizzazione del territorio e del patrimonio, nella capacità di generare interazioni tra pubblico e privato di assoluta avanguardia nel panorama regionale e nazionale in genere.</p>
<div id="_mcePaste" style="overflow: hidden; position: absolute; left: -10000px; top: 410px; width: 1px; height: 1px;"><img src="file:///C:/DOCUME%7E1/Utente/LOCALS%7E1/Temp/moz-screenshot.png" alt="" /></div>
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